Ci sono barche che dimenticano il motivo per il quale sono state create e, per paura di qualche possibile naufragio, preferiscono rinunciare a prendere il largo, rimanendo piuttosto ormeggiate in un porto sicuro.
Così il tempo scorre inesorabile mentre la natura, incurante delle indecisioni umane, segue il suo corso.
È questo uno dei maggiori ostacoli al processo evolutivo umano e una delle trappole da cui dovremmo cercare di salvarci: “fuggire” da qualcosa ma senza sapere in quale direzione procedere, senza avere consapevolezza di ciò che è giusto per noi e rimanendo imprigionati nell’incapacità di fare “il primo passo”.
«Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare»
diceva Seneca e, in effetti, il problema è tutto qui: se non conosco ciò a cui aspiro in modo assoluto, se non ho mai avuto occasione di sperimentare emozioni, sensazioni e, soprattutto, un reale stato di grazia nel pensare o vivere certe emozioni, affrontando a viso aperto il rischio del cambiamento, con tutta probabilità inizierò mille viaggi con mille fermate, anche traumatiche. Aprirsi al cambiamento, all'ignoto, al viaggio, avendo o meno in mente una meta da raggiungere, significa partecipare al ciclo rigenerante della vita e diventarne parte attiva e costruttiva. È una scelta semplice, una risposta affermativa all'istinto primordiale che ci spinge a cercare il sole oltre l'orizzonte conosciuto.