Nell’etimologia di una parola c’è molto più che la sua storia attraverso i cambiamenti della lingua: c’è un mondo di riferimenti, riflessioni, psicologia. Come nel caso di “entusiasmo”, un termine di cui si sta perdendo il ricordo e la forza creatrice. Di radice greca, questa parola indicava “la condizione di chi era invaso da una forza o furore divino” (Treccani), i poeti per esempio. Oggi, a guardar bene, di entusiasti restano solo i bambini e neanche sempre, purtroppo.
Eppure l’entusiasmo è un antidepressivo naturale che non dovrebbe mai mancare nelle nostre vite, una forza che “sprigiona la nostra parte creativa in modo dirompente, ci fa diventare generatori della realtà che più ci rispecchia, la sola realtà che desideriamo vivere appieno”.
Esso ci dà l’energia per rincorrere gli obiettivi, realizzare i sogni, superare le difficoltà. Ma bisogna stare attenti agli obiettivi, ai sogni e alle difficoltà in cui decidiamo di investire il nostro entusiasmo perché se si dovessero rivelare impossibili da raggiungere, realizzare o superare, saremmo presto invasi da un sentimento di frustrazione, con tutto ciò che ne consegue.
Senza paura, dunque, il modo corretto per vivere questo sentimento è usufruirne nella giusta dose, ogni giorno, portando entusiasmo nelle nostre azioni quotidiane, dalle più piccole alle più grandi, in un esercizio di auto motivazione che ci tenga lontani da sentimenti tossici come la sfiducia e il risentimento.