“Cambiamento” è una parola che può incutere paura perché, sebbene sia parte essenziale di ogni processo di crescita, esso ci spinge a uscire dalla comfort zone e a provare qualcosa di nuovo. E allora, spesso, poniamo in atto vere e proprie resistenze al cambiamento, a volte consce, ma perlopiù inconsapevoli e difficili da svelare poiché radicate nei nostri processi mentali profondi.
Gli psicologi Young e Klosko li definiscono trappole, ovvero convinzioni o schemi sottostanti ai comportamenti che impediscono alle persone di cambiare. Modelli difficili da modificare perché basati su convincimenti limitanti sostenuti da un sistema di valori molto potente e condizionante. Le trappole sono radicate negli anni dell’infanzia e sono meccanismi di difesa della mente che utilizziamo per preservare il nostro modo di pensare, sentire, agire ed entrare in relazione con il prossimo.
Eppure cambiare è possibile, ma bisogna essere disposti a ingaggiare una lotta con quegli schemi consolidati; un giorno alla volta, possiamo modificare il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e con noi stessi, superando i confini costruiti nei primi anni di vita e aprendosi all’incognito senza porsi più limiti o barriere preconcette.
Una buona strategia per non lasciarsi sopraffare dalle resistenze al cambiamento è procedere per piccoli passi, suddividendo il processo in tante micro azioni. Per scongiurare la paura di sbagliare prova invece a visualizzare lo scenario peggiore: potresti scoprire che non accadrà nulla di catastrofico. Infine, non è necessario stravolgere ogni ambito della propria vita: quando affrontiamo un cambiamento è importante mantenere dei punti fermi che ci diano sicurezza qualora la navigazione verso la trasformazione diventi turbolenta.