IL VUOTO CHE PUÒ TRASFORMARCI

PUBBLICATO IL 20 MARZO 2021 IN RIFLESSIONI

“Nessuna forma, nessuna ombra.

L’intero corpo è trasparente e vuoto.

Dimentica ciò che [ti] circonda e sii naturale.

Come una campanella di pietra sospesa sul Monte dell’Ovest.

Le tigri ruggiscono, le scimmie strillano.

Una fontana limpida, acque immote.

Fiumi turbolenti, oceani tempestosi.

Con [il tuo] intero essere, espandi la tua esistenza.”

 

Yang Jwing-Ming

 

 

 

Questo brano l’ho letto in un antico scritto di discipline orientali, a proposito dell’arte del combattimento. In realtà, non c’è praticamente nulla nella vita di una persona a cui questo principio non possa essere applicato.

Se ci fermiamo a riflettere, possiamo notare che le nostre insoddisfazioni, le nostre infelicità, i conflitti interiori o la stessa conflittualità fisica e verbale espressa nei confronti di altri, ci fanno sperimentare il “fuori controllo” dei nostri stati d’animo. Quante volte abbiamo detto o fatto cose di cui ci siamo pentiti immediatamente dopo averle compiute, avvertendo un senso di vuoto o di mancanza?

Dietro ad ogni eccesso, se non metabolizzato e riconfigurato all’interno di un percorso di sviluppo personale, c’è il pericolo della tristezza che scaturisce dalla percezione di aver perso qualcosa di importante di noi e per noi. Esiste il pieno perché c’è il vuoto, ma non può esistere il pieno se non si accetta il vuoto, che può essere, ad esempio, il passaggio da uno stato di grande felicità ad uno di tristezza, anche profonda.

Tanto più che il vuoto può essere fecondo di opportunità, molto più che il pieno. Secondo la fisica quantistica il vuoto è in realtà “pieno” di costanti fluttuazioni di energia in cui si genera e si distrugge materia, ma ad una velocità tale che non è perlopiù possibile percepirla o misurarla. Ma c’è. Se ci pensiamo questo può significare che, in quei momenti di apparente vuoto, si nascondono le migliori possibilità per “creare” quei cambiamenti di cui abbiamo bisogno per tornare a sentirci pieni, ma non di ciò che già ci appesantiva, quanto piuttosto di ciò di ci cui abbiamo veramente bisogno per stare bene e non sentirci nuovamente vuoti.

Tutto questo in un circolo infinito che è parte della costante ricerca di equilibrio, seppure tra alti e bassi.  

Cercare di comprendere cosa ci sta insegnando ciascuno di questi momenti: questo significa dare senso all’eccesso ed evitare, se lo si vuole, il ripetersi di quei meccanismi comportamentali che, nel “fuori controllo”, ci portano lontano dal nostro obiettivo di vita, qualunque esso sia.

 

Foto di copertina PxHere

 

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