“Nei caroselli della menzogna
Il cavallo rosso del tuo sorriso
Gira
Dritto ben piantato eccomi qua
Con la triste frusta della realtà
E non ho nulla da dire
Il tuo sorriso è tanto vero
Quanto le mie quattro verità.”
Il cavallo rosso – Jacques Prévert
Sarà per l’abitudine alla confusione, all’orgia di parole che ci bombardano in continuazione, sarà per i continui assalti dei nostri pensieri (preoccupazioni, congetture, giudizi) che saturano ormai ogni spazio e ci impediscono di assaporare il senso delle nostre azioni. Sarà.
Intanto la frenesia ci sommerge e ci governa, le nostre azioni sono sempre più dettate dall’impulsività, un’impulsività che produce un agire cieco e disordinato.
Corriamo in senso fisico e rincorriamo i nostri obiettivi, che si modificano di giorno in giorno, di ora in ora forse perché sono un riflesso della nostra confusione e dell’ansia di arrivare da una qualche parte e di arrivare in tempo, o addirittura prima, prima di qualcun altro.
I gesti diventano sempre più automatici, e noi ci lasciamo condurre da essi, così come dalle nostre abitudini in generale, che spesso non sono una semplice e sana forma di economia ma un modo per non sentire e non sentirci, di compensare la fatica che faremmo se ci ponessimo in ascolto di noi stessi.
Ogni informazione, ogni stimolo proveniente dall’ambiente esterno viene sovrascritto a quello precedente così che nulla rimane davvero. A parte un po’di angoscia, se tutto va bene.
Ci troviamo così a muoverci continuamente ma… verso quale direzione?
Non certo verso una dimensione umana, nel senso più ampio del termine. Eppure, oggi, si parla molto di umanità ma ho il sospetto che più se ne parla, più ci si allontana dal vero significato che questa parola contiene.
Anche le scienze umanistiche, che cercano di dare di questa parola una definizione più puntuale, finiscono con il concentrarsi per lo più sull’aspetto metafisico del termine, rinunciando a spiegare la “natura” dell’umanità e trincerandosi dietro l’assunto che l’uomo è un essere irrazionale. In realtà, la struttura del cervello umano è la stessa per tutti gli uomini, a prescindere da razza, colore, sesso o altre caratteristiche e, a ben riflettere, nei nostri cromosomi è ancora celato il dono straordinario dell’umanità, che ci ha permesso di realizzare ciò che altre specie non sono state in grado di fare evolvendo: la civiltà.
Ma soprattutto in questo momento storico, nel quale il caos sembra riuscire a prevalere sulla quiete, è necessario raccogliere le proprie forze e indirizzare il proprio pensiero verso la riscoperta autentica del senso di umanità.
Per iniziare, potrebbe essere molto utile creare dei piccoli spazi, anche di pochi secondi, tra un’occupazione e un’altra, tra un pensiero e un altro, tra una sensazione e l’altra; piccoli spazi nei quali semplicemente “sentire” il momento presente, senza giudicare, lasciandosi cullare da un respiro diverso, quieto e profondo, finalmente ritrovato in quel breve momento di “vuoto” temporale.