Intuire il mondo interiore dell’interlocutore: quello che pensa, sente e desidera, al di là di ciò che esprime verbalmente (perché non sempre le parole raccontano il vero!).
Intuire e capire, senza lasciarsi condizionare dal proprio modo di attribuire significato e valore alle cose del mondo.
Sentire e sentirsi in un’interazione magica fatta, appunto, di comprensione profonda, di capacità di “vedere” e “provare” la gioia o il dolore dell’altro, come se noi fossimo l’altro e l’altro fosse noi.
Sì: "come se". Questa è la condizione principale per vivere davvero l’empatia, presupposto senza il quale parleremmo solo di semplice identificazione, di proiezione egoistica.
Ma l’immedesimazione - il riuscire a vivere attraverso lo sguardo e il sentire dell’altro - di per sé non basta affinché si crei empatia. L’empatia necessita anche di controllo, di frapposizione, di una distanza rispetto al vissuto dell’altro, quella distanza che ci permette di comprendere il suo punto di vista senza annullare, comunque, il nostro.
Solo così potremo essere d’aiuto, prestare non solo ascolto ma anche soccorso.
L’altro, che stiamo sentendo e ascoltando in modo così profondo e libero, va aiutato a scoprire le sue forze, il suo sentire, la sua ragione, e in quel momento dobbiamo avere la capacità, la sensibilità e l’intelligenza di farci da parte, “accontentarci” di essere stati semplici strumenti di conoscenza di sé per l’altro.
E, per me, l’empatia è anche una grande fonte di emozione: l’emozione di vivere temporaneamente la vita dell’altro, muovendomi al suo interno con estremo rispetto e delicatezza, percependo le sue paure, le sue gioie, i momenti di tenerezza, di confusione o qualunque altro sentimento stia vivendo in quel particolare momento della sua vita. Lo faccio sospendendo il giudizio, imbrigliando la tendenza che abbiamo ad approvare o disapprovare - da bravi censori -, a correggere, ad indicare la strada secondo noi giusta, ad elargire la “nostra” oggettività.
L’empatia è uno stato di grazia governato dallo scambio continuo, senza prevaricazioni né imposizioni, uno stato per alcuni versi entusiasmante, fondato e costruito sulla trasparenza e sulla reciproca fiducia, per cui sia io che l’altro ci doniamo senza barare sui nostri sentimenti (chi sa ascoltare sa anche riconoscere quando le parole ingannano malgrado le intenzioni di chi le proferisce!), nel rispetto di entrambi e nella serena complicità di animi.
Foto di copertina: https://pxhere.com/it/photo/1127984