ASCOLTARE E ASCOLTARSI: ANCHE QUESTO SIGNIFICA BENESSERE

PUBBLICATO IL 09 MAGGIO 2022 IN RIFLESSIONI

“L'amico che ti

comprende è

quello che ti crea"

(Romain Rolland)

 

Un incontro, un viso conosciuto, a lungo osservato ma mai compreso fino in fondo.

Poi una frase, una domanda e da quel momento un mare di comprensione profonda e avvolgente. Iniziamo a sentire quella persona, senza invaderla, ma facendola entrare a poco a poco dentro di noi, come un’onda luminosa. E siamo noi a beneficiare di questa visita, di questa sorpresa. Di questa onda che ci fa sentire vivi, perché in contatto profondo con l’altro.

La comprensione inizia già dal saluto, può passare attraverso un tentennamento del dire e del fare, una “non azione”, un’azione pensata mille volte ma non ancora compiuta.

È una comprensione che varca le soglie del non detto e penetra nel detto, è una comprensione resa possibile dall’ascolto attivo, che è ascolto profondo, terribilmente difficile da compiere ma dalla potenza straordinaria perché si riescono a sentire le emozioni dell’altra persona fino a provare una felicità senza fine.

Ascoltare, quindi, e non solo sentire l’altro. Perché per sentire è sufficiente usare l’udito, ma per ascoltare bisogna mettersi nei panni dell’altro e comprenderne i sentimenti, i punti di vista. È una comprensione che necessita della sospensione di ogni giudizio, di un’apertura ad uno stato di gentilezza e benevolenza, di un atteggiamento fortemente empatico.

A questo punto, anche lo stato dell’altra persona cambia, lo si vede dagli occhi, dalla loro luminosità, dall’energia sprigionata, dallo “shen” - come dicono gli orientali - ossia dallo spirito presente in ognuno di noi.

A volte i nostri occhi incontrano occhi vuoti, persi, senza luce né speranza e ancora una volta c’è quell’onda, questa volta triste e dolorosa, che si infrange in noi, c’è quell’onda da accogliere, da portare dentro di noi.

Cercare la comprensione di ciò che sta accadendo, sempre, come passo verso la felicità.

È il momento dell’“incorporamento”: sentire ogni cosa, empaticamente, e domandarsi “cosa mi sta insegnando tutto questo?”. Domandarselo qualunque sia quest’onda, qualunque sia la forza con cui si infrange, qualunque sia la luce che porta con sé.

Non dimentichiamo che la mente è il fenomeno più potente, profondo e interessante che esista in noi.  È l’origine, il motore che ci fa compiere ogni azione, tramite corpo e parola, e che ne determina la differente natura con la motivazione e l’intenzione.

Camminando proviamo ad osservare il comportamento di chi ci sta attorno: c’è chi discute a voce alta, chi ride, chi si lamenta, urla o piange appartato in un angolo. Constateremo che ognuno ha una propria espressione e manifestazione particolare, la quale non è altro che il riflesso del proprio particolare stato mentale.

Se ci pensiamo bene, il corpo e la parola non possono agire disgiunti dalla mente e, infatti, ciascuno di noi si muove e si esprime perché è cosciente, perché esiste la sua mente.

Se siamo orientati alla comprensione di ciò che siamo “qui ed ora” e all’apertura d’animo e mentale verso l’altro, corpo e parola rifletteranno questa nostra favorevole disposizione e comunicheranno all’esterno il senso di serena felicità che ci pervade e che deriva dall’aver incorporato quelle sensazioni (l’onda) e dall’aver sviluppato un atteggiamento genuinamente empatico.